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Natale in Romania tra moșii, colinde e piftie |
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Trascorrere il Natale in una famiglia rumena è un’esperienza indimenticabile che ti riconcilia con un periodo che spesso sembra aver perso il suo originario significato. In molte zone della Romania, la settimana durante la quale si ricorda la nascita di Gesù Cristo conserva un’aura di sacralità e magia che rende impossibile non “sentire il Natale”. Esistono, di certo, tanti punti di contatto tra il modo di festeggiare in Italia e Romania ma anche la tradizioni dell’albero e di Babbo Natale sembrano essere vissute in modo diverso e forse più autentico.
Moș Craciun e Moș Nicolae
L’evento che in un certo modo “apre” il mese delle feste è l’arrivo di Moș Nicolae che nella notte tra il 5 ed il 6 dicembre lascia dei doni nelle scarpe dei bambini che si sono comportati bene e dei rami d’albero in quelle dei bimbi disubbidienti. Molte leggende avvolgono questo personaggio a metà strada tra sacro e profano: alcuni lo identificano con il San Nicola della tradizione cristiana, altri sostengono sia il fratello di Babbo Natale (Moș Craciun). A differenza di quest’ultimo, Moș Nicolae non si mostra mai ai bambini che devono aspettarlo addormentati (un po’ come in Italia si aspetta la Befana che in Romania non esiste). Il 24 è invece il turno di Babbo Natale: in genere c’è sempre qualche amico di famiglia o parente che si traveste per venire a salutare i bambini.
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